Ponte sul Tenna di Servigliano

Ponte sul Tenna di Servigliano

Il ponte vecchio di Servigliano conosciuto anche come Ponte sul Tenna o ponte di fosso Callugo è il viadotto che domina il paesaggio della Val Tenna con una rara trasformazione antropica molto positiva e tuttora leggibile. Ha segnato la storia della ferrovia Porto San Giorgio-Amandola e si trova nel territorio di Servigliano a confine con il Comune di Falerone. Servigliano è un luogo ricco di storia e rientra tra i Borghi più belli d’Italia.

Servigliano

Servigliano (Sarvejà o Servejà in dialetto fermano, o più modernamente Servijà; dal 1771 al 1863 Castel Clementino) è un comune italiano di 2.246 abitanti della provincia di Fermo nelle Marche.

La storia del vecchio ponte sul Tenna di Servigliano

Nel 1813 l’Ingegner Dessi presentò una perizia approssimativa per la costruzione di un ponte in legno e delle due strade che avrebbero dovuto condurre a Castel Clementino e a Falerone. Nel 1817 lo stesso ingegnere aveva redatto una nuova perizia di 4277,76 scudi e un disegno del ponte. Il progetto fu sottoposto alle autorità pontificie, a cui si richiedeva una sovvenzione, e al giudizio dell’architetto Pietro Bracci.

Nel 1822 e negli anni seguenti ci fu un carteggio tra la Comunità ed il Governo Pontificio sulla costruzione del ponte. Venne costruito il nuovo ponte su progetto dell’Ingegner Vincenzo De Minicis di Falerone, tra il 1842 ed il 1846.
Il 16 novembre 1846 il parroco di Falerone benedisse il ponte, costato in tutto 30.000 scudi (circa 150.000€ di oggi). Per la costruzione del ponte furono impiegati un milione e duecentomila mattoni per i piloni, e trecentomila per le riempiture ed i muri di appoggio.

Riunita l’Italia Servigliano accetta controvoglia il nuovo regno in quanto da sempre simpatizzante per il papato e nel 1863 il paese ritorna all’antica dicitura Servigliano. Fu fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata (la sera del 19 giugno 1944 alle 21:30, secondo quanto riportato dall’arciprete Giuseppe Oreste Viozzi, scrittore e parroco del paese fu fatto saltare insieme al ponte di Grottazzolina, entrambi percorsi dalla ferrovia Porto San Giorgio-Amandola) durante la seconda guerra mondiale ma solo una parte crollò. Stessa sorte toccò ad altri ponti delle zone limitrofe come quello sul fiume Ete morto (articolo di approfondimento).

Il nome Servigliano (che richiama un Servilius o la gens Servilia) deriva da una villa romana che si trovava a 4 chilometri di distanza in posizione più elevata rispetto all’attuale locazione. Nel 1771 il paese franò e fu ricostruito da papa Clemente XIV prendendo in suo onore il nome di Castel Clementino.

La costruzione proseguì sotto Pio VI. Nel 1863, con l’Unità d’Italia, il paese riprese l’antico nome di Servigliano. Nel 1915 a Servigliano fu costruito un grande campo di prigionia che dalla prima guerra mondiale fino al 1955 condizionerà pesantemente le vicende storiche del paese che vide dapprima la presenza di prigionieri austriaci, quindi di ebrei, greci, maltesi, inglesi e statunitensi e, infine, di profughi italiani dall’Istria, Libia ed Etiopia.

La nascita della ferrovia

La dismissione del ponte è conseguente alla dismissione dell’esercizio ferroviario che nel 1956 soccombe prima ai filobus poi al trasporto su gomma. Alla linea ferroviaria si sostituisce la via carrabile provinciale la Faleriense, con il conseguente abbandono di tutte le opere d’arte ad essa connesse (caselli, stazioni, ponti, viadotti etcc. …etc..). Terminava così la storia “de lu trinittu” durata dal 1908 al 1956. Ma nonostante da questo triste epilogo siano trascorsi 67 anni con il conseguente abbandono, vetusta, fatiscenza ed incuria dell’uomo, possiamo ancora oggi osservare che nei ponti e nei viadotti le parti crollate restano ancora quelle minate dai tedeschi.

Ad esse non se ne sono aggiunte altre imputabili alle frequenti esondazioni del fiume Tenna o ad eventi catastrofici naturali; questo a significare la perfezione strutturale delle opere per le soluzioni tecniche realizzate dal suo progettista, nonché le capacità delle maestranze dell’epoca e l’impiego di materiali naturali durevoli nel tempo quali il cotto di laterizio, malte idrauliche e balaustre e supporti per la linea elettrica in ferro forgiato.

Oggi, nonostante i progressi della scienza, sarebbe impensabile un tracciato ferroviario di olte 50 Km reso ancora più difficile da un salto di quota di 460 mt che deve superare dal livello del mare per raggiungere la stazione di Amandola sui Monti Sibillini ed attraversare il Tenna in più punti. In poco tempo si realizzano 14 stazioni, 15 caselli ferroviari, 5 ponti — viadotti, latrine, pozzi per l’acqua, decine di piccoli ponti per superare i fossi e centinaia di muri contro terra di sostegno del tracciato.

A queste si aggiungono la centrale elettrica UNES (con annessa casa del Custode), la cabina di trasformazione per l’alta tensione (necessaria per la trazione elettrica) e 13 Km di linea aerea che dalla centrale elettrica UNES di Ponte Maglio nella Valdaso, raggiunge la sottostazione di Servigliano (punto di adduzione elettrica del tracciato) nella valle del Tenna. Si ricorda ancora i tratti di binari che collegavano il tracciato agli opifici di produzione quali il molino in località Caparruccia (collegato con la stazione di Monturano), la Fornace (collegata con la stazione di Falerone) ed il cotonificio Carminati (collegato con la stazione di S. Vittoria).

Possiamo concludere affermando, senza esitazione, che in considerazione della sua dimensione territoriale l’intero tracciato ed il ponte oggetto della verifica d’interesse, è uno dei rari esempi nelle Marche nel quale le trasformazioni antropiche dell’uomo sull’ambiente, hanno contribuito positivamente aggiungendo altresì ulteriori valenze paesaggistiche che ancora oggi si possono osservare in un unicum che integra l’intero alveo del Fiume Tenna, i centri storici “murati”, il mare Adriatico, i monti Sibillini, il paesaggio collinare, le centinaia di dimore storiche e gli opifici della prima industrializzazione, nonostante la vastità del territorio interessato e le dimensione delle opere realizzate.

In proposito del paesaggio, sembra opportuno citare parti delle introduzioni della pubblicazione “La Ferrovia, percorso nella memoria 1908-1956” di Pino Bartolomei che ben aderiscono per illustrare la consistenza del patrimonio esistente:
“…..la presenza di una ferrovia all’interno di un territorio costituisce, oltre che un servizio essenziale per la mobilità, un elemento di valorizzazione turistica e di protezione del paesaggio….”.

La struttura del ponte

Il ponte di fosso Callugo presenta inoltre una peculiarità molto importante, ossia il conservare in loco le dimensioni originali della sezione della ferrovia, una traversina con il suo sistema di serraggio e supporto della balaustra. Le dimensioni della traversina confermano che il tracciato ferrato era del tipo a “scartamento ridotto”.

Dimensioni della consistenza materica in sito

Tutte le arcate originali del ponte sono ancora in sito, come pure le ringhiere e l’impalcato di piano della sezione ferroviaria dei binari. I materiali di rivestimento delle murature a sacco (mattoni in laterizio e pietra sono anch’essi in buono stato di conservazione.

Tipologia architettonica del ponte

La tipologia è quella classica dei ponti romani, con arcate a tutto sesto dello stesso diametro scandite da piloni di conseguenza alla stessa distanza.

Modello statico, apparecchio costruttivo e materiali impiegati

Il modello statico è quello dell’arco a tre cerniere senza soluzione di continuità per contenere le spinte degli archi sui piedritti (piloni).

Dati tecnici/storici più importanti (fonte: beni culturali + completamento nostro)

OGT – OGGETTO
OGTT – Tipo ponte
OGTD – Denominazione Ponte sul Tenna
CRDZ – Altitudine significativa 196.00
UBVP – Ubicazione non viabilistica ad est dell’attuale ponte sul fiume Tenna lungo la S.S. 210 Fermana Faleriense
Progetto di ampliamento: Ernesto Besenzanica
Ampliamento: De Minicis Vincenzo
Realizzazione: In sostanza la costruzione è iniziata nel 1842 e portata a termine il 16/11/1846, con ampliamento progettato da Ernesto Besenzanica e realizzato da De Minicis Vincenzo iniziato il 02/07/1905 e terminato il 14/12/1908. Il ponte fu danneggiato il 19/06/1944 per via dell’esplosione ad opera dei tedeschi in ritirata.

Il video racconto verso il Ponte sul Tenna e la leggenda dell’anello della regina

Il ponte, come detto in precedenza, venne terminato nel 1846 sotto il dominio romano dello Stato Pontificio e presenta il classico stile romanico, anche se non costruito in epoca romana. Il Gravel ha deciso di rivivere la storia del ponte sul Tenna di Servigliano proprio il 2 giugno, festa della Repubblica. Parlando con un saggio del posto i cui campi si interconnettono con il ponte sul lato di Servigliano ha scoperto cose racconti molto interessanti…