Cesare Brancadoro – Arcivescovo di Fermo

Cesare Brancadoro – Arcivescovo di Fermo

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La storia di Cesare Brancadoro – Arcivescovo di Fermo

Cesare Brancadoro (Fermo, 28 agosto 1755 – Fermo, 12 settembre 1837) è stato un cardinale e arcivescovo cattolico italiano. Nato a Fermo il 28 agosto 1755 era figlio del conte Giuseppe Brancadoro. Seguì la carriera ecclesiastica e fu arciprete a Fermo. Passato a Roma divenne prefetto della biblioteca del papa Pio VI.

Nel 1789 fu nominato arcivescovo titolare di Nisibi; ricevette la consacrazione episcopale il 25 luglio 1790 per l’imposizione delle mani dell’arcivescovo Andrea Antonio Silverio Minucci.

Nel 1792 fu nominato nunzio apostolico in Belgio, nel 1795 vicario della basilica vaticana del cardinale duca di York, Enrico Benedetto Stuart, e nel 1797 segretario della Congregazione de Propaganda Fide. L’11 agosto del 1800 fu nominato vescovo di Orvieto (dove ebbe come vicario generale l’erudito Giuseppe Colucci) e nel 1803 arcivescovo di Fermo.

Nel concistoro del 23 febbraio 1801 fu elevato a cardinale protopresbitero dal papa Pio VII, con il titolo cardinalizio di San Girolamo dei Croati. Dal 1820 ebbe il titolo di Sant’Agostino. Partecipò al conclave del 1823 che elesse papa Leone XII. Fece edificare nell’arcidiocesi di Fermo la chiesa dell’Annunziata a Porto Sant’Elpidio (1823) ed eresse la propria residenza con un palazzo a Sant’Elpidio a Mare, dove gli è stata intitolata una piazza. All’interno della curia pontificia fu parte del “partito degli intransigenti” che si proponevano di difendere il primato papale.

Nel 1798 con l’avvento della Repubblica romana, nella sua qualità di segretario della congregazione de Propaganda Fide, aveva tentato di ripristinarne le attività da Fermo e da Parma, creando un conflitto di attribuzioni con Stefano Borgia, nominato dal papa pro-prefetto nel 1799. Morì nell’arcidiocesi di Fermo il 12 settembre 1837 all’età di 82 anni.

Piazza Brancadoro

Piazza situata a Sant’Elpidio a Mare e intitolata ai Brancadoro.

Zona Industriale Brancadoro

Zona industriale di Casette D’Ete frazione di Sant’Elpidio a Mare.
La famiglia dei Brancadoro di Fermo ebbe in possesso la zona e fece erigere nel XVI secolo una residenza, la villa del Palombarone, su un colle che domina il paese, il torrente Ete morto e la valle del Chienti. Intorno a essa i possessi della famiglia erano suddivisi in fattorie, denominate “colonìe”.

All’inizio del XX secolo le terre attorno alla villa dei Brancadoro erano popolate da contadini divisi in gruppi familiari numerosi, che coltivavano oliveti, vigneti, frutteti e colture erbacee e di granaglie col “sistema a rotazione”. Era presente anche l’allevamento dei bovini e dei suini, oltre ovviamente a quello degli animali da cortile. Una fiera bovina si teneva sulla riva sinistra del torrente Ete morto, presso il ponte e lo scomparso lavatoio pubblico.

Durante la seconda guerra mondiale, dal settembre del 1943 il paese era compreso nei territori della Repubblica Sociale Italiana e dopo lo sfondamento alleato della Linea Gotica, nel giugno del 1944 si trovò sulla linea del fronte durante i combattimenti tra una postazione di artiglieria alleata del II corpo d’armata polacco, al comando del tenente generale Władysław Anders, attestata sui colli dei Falchi, e i tedeschi in ritirata sulla riva sinistra del fiume Chienti, con un unico cannone spostato da cavalli. In tale occasione i tedeschi minarono e fecero saltare il ponte sul fiume Ete morto.

Il quartier generale polacco, al comando del settore adriatico, si era insediato nella villa del Palombarone. Nel dopoguerra furono condotte lotte contadine per ottenere contratti a mezzadria e il 50% di tutti i proventi, secondo quanto propugnato da Giuseppe Di Vittorio, nella rivolta dei contadini pugliesi. Fino agli anni settanta le uniche istituzioni pubbliche presenti furono la scuola elementare e l’ufficio postale e l’unico svago era rappresentato dal cinema parrocchiale, mentre i medici condotti si trovavano a Sant’Elpidio e a Montegranaro.

All’inizio degli anni ’70, si ebbe lo sviluppo dell’attività calzaturiera e l’agricoltura si trasformò con colture di tipo intensivo che hanno sostituito quelle tradizionali. Delle numerose piccole imprese di tipo artigianale sopravvissero dopo gli anni ottanta solo tre o quattro più solide, tra cui la Tod’s della famiglia Della Valle.

Palazzo Brancadoro

Palazzo Brancadoro, che sorge tra le vie medievali del centro storico di Fermo, risale alla fine del XVII secolo, precisamente al 1669. Fu residenza di Cesare Brancadoro, appartenente a una delle più antiche famiglie patrizie della città.
Nei primi anni del ‘900, il piano nobile del palazzo fu acquistato dalla famiglia Danielli che, ancora oggi, ne è proprietaria e vi risiede. Nel corso degli anni sono stati realizzati numerosi restauri e interventi di conservazione per preservarne il pregio artistico e storico.

Villa Brancadoro

La villa che fa parte di una tenuta agricola di notevoli dimensioni fu probabilmente costruita con fattezze diverse dall’attuale nel sec. XVIII quando le proprietà terriere furono prese in enfiteusi da Romualdo Petracca ed è situata a San Benedetto del Tronto. Dopo la restaurazione del governo pontificio le terre furono acquistate dal cardinale Cesare Brancadoro, arcivescovo di Fermo che continuò a cederle in enfiteusi. Alla sua morte (10 ottobre 1838) la proprietà fu ereditata dal nipote Antonio Brancadoro che riassunse il pieno possesso della tenuta e ristrutturò l’edificio conferendogli l’aspetto attuale.
Antonio Brancadoro si sposò con la Contessa Girolama Marefoschi.

Cesare Brancadoro Arcivescovo di Nisibi, 1792

  • Titolo: Bewijs van ontvangst van het vormsel van Cesare Brancadoro, aartsbisschop van Nisibi, 1792
  • Creatore: Visser, Jan Gerritsz.
  • Data di creazione: 1792
  • Dimensioni reali: papier

Audiolibro da ascoltare a cura di Michele Paoletti

Disponibile per i donatori, l’ascolto dell’omelia originale (interpretata dall’autore e podcaster Michele Paoletti) della durata complessiva di 33 minuti, in formato mp3.

L’audiolibro è tratto dalla stampa originale del 1803 ben conservata nell’archivio storico di Seremailragno.com e risalente a quando Cesare fu nominato Arcivescovo di Fermo:
– Edizione seconda per Bartolomeo Bartolini Stamp. Arciv.
– Pagine 26 misura cm 21 x 28,5 stato di conservazione buono salvo segni d’uso e del tempo, piccola mancanza angolo superiore. 

Cesare Brancadoro

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