Cosa fare e vedere nella città di Fermo?

Cosa fare e vedere nella città di Fermo?

Cosa fare a Fermo? Cosa vedere nella città di Fermo in un giorno? Vademecum per il turista – In questo articolo parliamo un po’ di come si sviluppò la storia e l’economia della città di Fermo, indicando i punti strategici da visitare. Fermo ha sempre esercitato un fascino misterioso tanto da essere soprannominata da alcune riviste d’epoca come “la fedele di Roma” per via degli innumerevoli legami storici/religiosi con la capitale e con la cultura romana.
Al termine della disquisizione storica faremo anche vedere il mezzo Baiocco coniato dalla Zecca di Fermo, conservato nell’Archivio Storico di Seremailragno.com.

Vengono mostrate alcune riprese cicloturistiche realizzate in città sia d’estate che d’inverno per mostrare alcune differenze nella “vestizione” del borgo.
Infine, si evidenzia la nuova fase di “rinascimento” che sta vivendo la città grazie anche allo sviluppo dell’apprendimento che ha portato Fermo a diventare una learning city.
Un lavoro certosino che si prolunga nel tempo da anni ed in continuo aggiornamento per valorizzare il territorio fermano.

La Zecca di Fermo, la città e la sua storia

Firmum Picenum, colonia romana dal 264 a. C., è probabilmente da inserire in un contesto culturale che va dalle popolazioni Villanoviane ai Piceni, grazie ad alcuni ritrovamenti archeologici che ne attestano la presenza nella zona intorno al IX-VIII secolo a. C.
Traccia di grandissimo rilievo di quella che poi si trasformerà in una delle colonie romane più fedeli all’impero (cfr. motto della città “FIRMUM FIRMA FIDES ROMANORUM COLONIA“, 207 a.C.) sono le cisterne romane opera maestosa del I sec. d. C. realizzata per la conservazione distribuzione delle acque piovane, ed il teatro, di cui rimane traccia sul versante Est della collina del Girfalco. Dopo la caduta dell’Impero Romano Fermo subì le invasioni barbariche, in seguito fu dominata dagli Ostrogoti sotto i quali visse un periodo di splendore.

La Marca Fermana

Lotario I, imperatore carolingio, immediato successore di Carlo Magno, nell’825 d. C. vi fondò una Schola (che poi Papa Bonifacio IX nel 1398 promuoverà a Studium generale, cioè Università). Tra gli anni tra il 900 e il 1100 d. C., Firmum diventa capoluogo di una delle tre marche (le altre due erano Ancona e Urbino). La “Marca Fermana” comprendeva un territorio vastissimo, che andava dal fiume Musone (vicino ad Ancona) fino al fiume Sangro (a sud di Pescara), dal mare ai monti (dove confinava col Ducato di Spoleto). Nel 1176 dopo lunga e tenace resistenza fu semidistrutta dalle truppe di Federico Barbarossa. Nel 1189 Fermo si erige in libero comune con propri statuti.

La nascita della Zecca di Fermo

Nel 1211 Ottone IV accordò a Fermo il diritto di zecca e molti papi vi batterono moneta. La Zecca fermana venne chiusa quasi seicento anni dopo, al tempo della Repubblica Romana nel 1799. Nel XIII sec. Fermo fu governata da Francesco Sforza e poi dal figlio Galeazzo, entrambi diventati più tardi duchi di Milano. Fu voluta da loro la rocca costruita in cima al colle fermano, distrutta nel 1446 in una ribellione del popolo col consenso del Papa Eugenio IV dopo lungo assedio.

Il dominio dello Stato Pontificio

Nel 1502 Oliverotto Eufreducci si impossessò dello Stato facendo assassinare i maggiorenti della città, ma poi venne ripagato con la stessa moneta da Cesare Borgia che, dopo averlo invitato a Senigallia, lo fece uccidere insieme a Vitellozzo Vitelli e Paolo Baglioni. Ultimo signore della città fu Ludovico Euffreducci, nipote di Oliverotto, poi ucciso in battaglia a soli 24 anni dalle truppe del vescovo Nicolò Buonafede.

Dal 1538 la città fa parte dello Stato Pontificio fino all’Unità d’Italia. Due vescovi di Fermo divennero poi papi: Pio II (cardinale Enea Silvio Piccolomini) e Sisto V (Felice Peretti, nato a Grottammare). Papa Sisto V nel 1585 ampliò e potenziò l’Università fermana, elevò la sede da vescovile in arcivescovile promuovendola a “metropolitana”.

Tra il 1809 e il 1815, durante il dominio di Napoleone Bonaparte, le Marche furono annesse al Regno d’Italia e divise in tre Dipartimenti: “Del Metauro” (fiume che sfocia in Adriatico a Fano) con capoluogo Ancona, “Del Musone” (scorre vicino a Recanati) con capoluogo Macerata e “Del Tronto” (il quale scorre al confine tra Marche e Abruzzo) con capoluogo Fermo e che comprende anche Ascoli e Camerino. Dopo la Restaurazione e il Congresso di Vienna (1815) le province tornano ad essere Pesaro, Ancona, Macerata, Camerino, Fermo ed Ascoli.

Accorpamenti e separazioni delle province marchigiane

Nel 1824 Leone XII riduce le province (“legazioni”) marchigiane e sopprime Camerino (unita a Macerata) e Ascoli (unita a Fermo). Successivamente al 1848 verranno di nuovo separate. Il 21 settembre 1860 Fermo è occupata dalle truppe piemontesi, guidate dal gen. Pinelli, e con il plebiscito del 4-5 novembre Fermo votò a grande maggioranza a favore della sua annessione all’Italia. Tre mesi dopo l’arrivo dei piemontesi, il 22 dicembre 1860 le quattro province furono di nuovo unite: Camerino venne di nuovo annessa a Macerata, Fermo fu annessa ad Ascoli. Nel 2004 Fermo torna ad essere provincia separata da Ascoli, nel 2009 lo diventerà ufficialmente.

L’occupazione francese e la chiusura della Zecca di Fermo

Il 9 febbraio 1797, in tutto il territorio, occupato dalle truppe francesi, viene instaurata la Municipalità Provvisoria Firmana: in questo periodo vengono battute le monete da mezzo baiocco con lo stemma della città.
Il ritorno dei francesi nel febbraio del 1798 portano Fermo all’adesione alla Repubblica Romana divenendo il capoluogo del Dipartimento del Tronto.
Nel luglio 1798 le autorità scoprono che la zecca batteva madonnine dal valore di tre baiocchi utilizzando sampietrini dal valore di un baiocco e mezzo. Poiché questo scandalo monetario coinvolge anche Perugia, dove questa condotta irregolare era ancora più massiccia, il 9 luglio 1798 il Consolato emana un decreto di chiusura di tutte le zecche provinciali e di riconsegna dei coni di madonnine e sampietrini.

La Zecca di Fermo viene riaperta

Ma la chiusura della zecca di Fermo è di breve durata perché il 29 luglio viene autorizzata a riaprire e fino alla chiusura nel gennaio 1799 vengono emesse una variegata massa di pezzi da due, uno e mezzo baiocco e un unico tipo da un quattrino. Agli inizi di giugno 1799 Fermo viene liberata dal dominio francese dalle truppe coalizzate austro-russe e napoletane.
La sede si trovava tra Via Ognisanti e Via della Zecca. Secondo quanto riportato da uno dei massimi archivisti/digitalizzatori fotografici di Fermo (Franco Marinucci) questo era l’ingresso prima della sua ristrutturazione e la casa si può vedere dal parcheggio di Via Ognisanti che da verso Via Migliorati.

Informazioni tecniche sul mezzo Baiocco di Fermo

Valore: mezzo Baiocco
Anno: 1799
Dritto: ANNO || PMO || DELLA REP || ROMANA descrizione: entro corona di mazzetti di tre foglie e due bacche di alloro, con rosetta in basso e in alto.
Verso: MEZZO || BAIOCCO || FERMO descrizione: entro corona destrorsa di fiordalisi.
Zecca: zecca di Fermo
Conservazione: alta conservazione per la tipologia
Peso: 5,90 g
Diametro: 26 mm
Composizione: Rame
Forma: Rotonda

Mezzo Baiocco Fermo
Mezzo Baiocco Fermo

Riferimenti

  1. AA.VV., Corpus Nummorum Italicorum (CNI) Vol. XIII Marche, 1932
  2. BRUNI R., Aggiornamento dell’opera “Le monete della Repubblica Romana e dei Governi Provvisori”, Panorama Numismatico n. 330 – luglio-agosto 2017
  3. BRUNI R., Le monete della Repubblica Romana e dei Governi Provvisori, Nomisma 2005
  4. BRUNI R., BERTUZZI S., CATALLI F., In nome del Popolo Sovrano. Cartamoneta e moneta metallica nella prima Repubblica Romana (1798-1799), Accademia Italiana di Studi Numismatici 2007
  5. LUPPINO D., Prove e Progetti IX – Vento Napoleonico (1796 – 1815), Montenegro 2016
  6. MUNTONI F., Le Monete dei Papi e degli Stati Pontifici, Roma 1972-1974
  7. PAGANI A., Monete Italiane dell’invasione napoleonica ai giorni nostri, Edizioni Ratto

Cosa vedere a Fermo?


Duomo di Fermo

La Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Fermo, nelle Marche, Chiesa madre dell’omonima arcidiocesi metropolitana. La sua mole maestosa si eleva sul margine orientale del Girfalco, dove fu edificata in un’area che presenta un’interessante stratificazione di resti architettonici risalenti all’epoca romana e all’Alto Medioevo.

Sposalizio della Vergine Ubaldo Ricci
Sposalizio della Vergine Ubaldo Ricci

Una bella passeggiata sul piazzale del Girfalco è sempre bella e garantisce la frescura d’estate. Non mancano i giochi per i bambini.

Piazzale e fontana del Girfalco

Situata al centro del piazzale del Girfalco sorge una fontana. Il giardino del Girifalco è stato realizzato sull’area dove in antichità vi era l’acropoli e su cui nel Medioevo fu costruita la Rocca, realizzata tra il 1236 e il 1238 e distrutta nel 1446 per l’insurrezione dei fermani quando fu sconfitta la dinastia Sforza. Alla fine del XIX secolo tale spazio era già sistemato a verde pubblico come si rileva da alcune planimetrie dell’epoca. L’attuale sistemazione dei giardini risale alla seconda metà del XX secolo. La fontana rappresenta invece un’architettura fascista realizzata nel 1928.

Villa Vinci

In pieno centro storico, Villa Vinci si affaccia sul lato occidentale della spianata del Girfalco, di fronte al Duomo, sul punto più alto del colle (il Monte Sàbulo) su cui si distende la città. È un raro esempio, almeno per le Marche, di villa urbana e non rurale, che quindi non insiste su una proprietà agricola o sul contado circostante. Si trova sul terreno occupato, nei tempi antichi, dall’Acropoli Romana, e, nel Medioevo, dalla possente Rocca, demolita nel 1446 al termine della dominazione di Alessandro Sforza, con il consenso di papa Eugenio IV, dal popolo infuriato per i soprusi dei vari signorotti che la usavano come presidio e per i frequenti assedi che subiva la città proprio a causa di tale rocca quasi inespugnabile, simbolo e strumento di potere. Successivamente, dal 1593 agli inizi dell’Ottocento, ospitò un luogo cappuccino (il Convento di San Lorenzo, con annessi chiesa, orto e selva). Nel 1810, a seguito dell’occupazione napoleonica del 1808 e dell’annessione delle Marche al Regno italico, venne decretata la soppressione di tutte le corporazioni religiose e, conseguentemente, anche l’Ordine dei Cappuccini fu costretto ad abbandonare il posto dove si era insediato per oltre due secoli. Il convento fu quindi acquisito dal demanio, venduto all’asta pubblica ed infine acquistato dal Conte Francesco Paccaroni, di nobile famiglia fermana, che ne entrò in possesso nel 1811. Il nuovo proprietario trasformò l’edificio in residenza gentilizia, senza modificarne la pianta originaria ed utilizzando prevalentemente materiali provenienti dalla demolizione del convento, mentre l’orto e la selva furono adattati a giardino e parco. Alcuni decenni più tardi, la Villa subì radicali modifiche su progetto dell’architetto Giambattista Carducci (1806 – 1878) che realizzò, tra l’altro, la facciata in stile neoclassico (nel tipico laterizio rosso ampiamente utilizzato nel fermano), l’ampio androne passante al pianoterra e, al primo piano, uno scenografico salone centrale il cui soffitto è ornato da pitture decorative classicheggianti degli artisti fermani Nunzi, Morettini e Maranesi. I disegni originali, a colori, dell´architetto Carducci sono tuttora conservati nella Biblioteca Civica Romolo Spezioli di Fermo. La Villa giunse successivamente al Conte Giovanni Battista Giammarini, figlio di una Paccaroni, dal quale venne acquistata il 20 aprile 1891, in occasione delle proprie nozze, dal Conte Guglielmo Vinci (1850 – 1922), appartenente ad una antica famiglia fermana, nonno e bisnonno degli attuali proprietari.
Dal balcone della Villa si sono affacciate numerose personalità, fra le quali si possono ricordare Giuseppe Garibaldi (1849), Pio IX (1857), il Principe di Piemonte Umberto, poi Re Umberto I (1863), il poeta Giosuè Carducci (1876), il politico e scrittore Felice Cavallotti (1894), il Principe di Piemonte Umberto, poi Re Umberto II (1925).

Museo Diocesano

Il Museo Diocesano sorge a fianco del Duomo e vanta una vastissima raccolta di opere d’arte ecclesiastiche dal paleocristianesimo al ‘900. L’esposizione è collocata nella Sala dell’Argenteria, dei Paramenti Sacri e della Quadreria: numerosi elementi architettonici dell’antica Basilica, la preziosa veste araba” la Casula di San Thomas Becket”, Il Messale De Firmonibus del 1436 dell’artista Ugolino da Milano, la stauroteca di Pio III, il monumento ciborio in bronzo dei fratelli Lombardi Solari, un messale miniato del XIII secolo, numerosi dipinti di Marino Angeli, Vittorio Crivelli, Carlo Maratta, Luigi Fontana e tanti altri.

Musei scientifici

Musei Scientifici si trovano nel seicentesco Palazzo Paccaroni, storico edificio finemente ornato. Il complesso museale si distingue in:

  • Museo Polare “Silvio Zavatti”, in onore dell’esploratore e fondatore dell’Istituto Geografico Polare, conserva oggetti e cimeli di abitanti delle regioni polari;
  • Museo di Scienze Naturali “Tommaso Salvadori”, famoso ornitologo italiano donò la sua collezione privata di uccelli imbalsamati;
  • la Sala della Meteorite ospita l’esemplare del 1996 caduto a Fermo e apparecchi fotografici;
  • il Museo della Pipa “Nicola Rizzi” con 450 pezzi artigianali realizzati con grande maestria.

Cisterne romane

L’ampio complesso sotterraneo delle grandi cisterne romane, databile al I secolo d.C. ed unico in Italia per grandezza (un grande serbatoio d’acqua potabile di 2.200 metri quadri), è composto da trenta ampi vani disposti su tre file parallele che raccoglievano l’acqua piovana e sorgiva per distribuirla in tutta la città. Le notevoli dimensioni e l’ottimo stato di conservazione aggiungono fascino ad un viaggio sotterraneo attraverso la tecnologia e l’ingegneria idraulica romana. Si possono notare all’interno le tecniche costruttive in calcestruzzo delle imponenti murature, le tracce dell’intonaco impermeabile e i pozzetti di areazione per la depurazione e le tubature. Per la visita si consiglia di utilizzare indumenti e calzature idonei al clima fresco e umido della struttura.

Piazza del Popolo

Piazza del Popolo è la piazza principale di Fermo, è situata nel cuore del centro storico cittadino e contornata da portici, arcate e da alcuni dei più importanti edifici del capoluogo marchigiano. Ai bordi di piazza del Popolo sorgono veri e propri pezzi di storia della città come il Palazzo Apostolico, il loggiato di San Rocco, il Palazzo dei Priori collegato attraverso una loggetta aerea (il cosiddetto Passetto) al Palazzo degli Studi dove ha sede la bellissima Biblioteca Civica “Romolo Spezioli”. Grazie alle decine e decine di migliaia di libri perfettamente conservati, la Biblioteca Spezioli di Fermo è per quantità e qualità tra le più importanti d’Italia.

Piazza del Popolo venne inizialmente ridefinita sotto Alessandro Sforza, per via dell’arrivo a Fermo di Bianca Maria Visconti, moglie del fratello Francesco, dall’unione con il quale nascerà nel 1444 Galeazzo Maria, futuro duca di Milano.

Prima di assumere la sua attuale denominazione, piazza del Popolo era conosciuta anche con il nome di piazza Vittorio Emanuele, e  prima ancora con quello di piazza San Martino. La sua storia è inscindibilmente legata a quella degli edifici che la attorniano, venne ridimensionata l’8 Novembre 1463 ed assunse infine la forma che la caratterizza ancora oggi nel corso del 1659, grazie ad un intervento di ristrutturazione.

Nell’immagine rappresentata al lato possiamo osservare uno scatto del 15 agosto 2022, dove la città celebra il famoso e storico Palio della Cavalcata dell’Assunta. Un evento molto partecipato che rappresenta il culmine della rievocazione storica delle varie contrade.

Nella rappresentazione 360° di Google Maps è visibile la Piazza del Popolo durante la zona rossa della pandemia (gennaio 2021) che abbiamo violato per poter realizzare lo scatto in un periodo storico parecchio oscuro per tutte le violazioni delle libertà personali e dei diritti dell’uomo perpetrate anche contro i principi Costituzionali. La piazza è praticamente vuota con i locali chiusi mentre si scorgono alcune persone con la mascherina che si affacciano timidamente. Qualcuno doveva pur documentare quel periodo!

Teatro dell’Aquila

Il Teatro dell’Aquila costruito nel 1780 dall’architetto Cosimo Morelli in sostituzione di quello ligneo andato a fuoco. Uno stupendo soffitto dipinto a tempera del pittore Luigi Cochetti sovrasta una grande platea illuminata da un lampadario in ferro battuto del 1830 realizzato a Parigi. L’acustica perfetta lo rende uno dei palcoscenici più prestigiosi per opere liriche e di prosa contemporanea da secoli. Non è stato possibile visitarlo in quanto occupato da uno spettacolo, ma torneremo nei prossimi mesi in quanto il biglietto cumulativo è valido per un anno.

Cicloturismo nella città di Fermo

Quando parliamo di cicloturismo a Fermo abbiamo molte scelte da poter fare per visitare la città dotata anche di stazioni di ricarica per le e-bike. La Marca Fermana si sta muovendo molto bene per lo sviluppo cicloturistico con capofila l’azienda di bici & guide Chronobike di Porto San Giorgio e l’agenzia di viaggi CTF Travel di Fermo.

Consigliabile visitare ovviamente la Piazza del Popolo, il Duomo e spostarsi fino a raggiungere la città di Torre di Palme dove si gode di un panorama mozzafiato sulla riviera adriatica.

Le nuove piste ciclabili hanno migliorato notevolmente la viabilità delle zone costiere sia per quanto riguarda il territorio di Lido di Fermo che per la limitrofa Porto San Giorgio. Si stanno costruendo ponti ciclopedonali per poter arrivare tra qualche anno a vedere la ciclovia adriatica completa.

I percorsi

Ecco alcuni percorsi che sono stati affrontati negli anni da cui potete prendere spunto, se volete cimentarvi nell’esplorazione del territorio.

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Cicloturismo nella città di Fermo d’inverno [VIDEO]

La città di Fermo d’inverno si anima per le festività natalizie con una piazza gremita di casette, pista di ghiaccio, planetario, albero, giostre:

Cicloturismo nella città di Fermo d’estate [VIDEO]

La città di Fermo d’estate si anima grazia al mercatino del giovedì (Mostra Mercato dell’Antiquariato e dell’Artigianato), da oltre 40 anni, molto frequentato anche dai turisti.


Curiosità sullo stadio Bruno Recchioni

Il 21 gennaio 1934 fu tagliato il nastro del Campo Sportivo Sandro Mussolini che era già in uso dal novembre 1932 e completato con la tribuna coperta nel 1933. Progetto di Lino Fagioli e Cesare Petracci. Dopo la guerra fu dedicato a Bruno Recchioni. Possiamo quindi dire che lo stadio di Fermo è un’architettura fascista che fu omaggiata al nipote del Duce, ovvero Sandro Italico Mussolini morto per un male a soli 20 anni. Anche questa è storia, anche questo testimonia l’elevato valore dello sport in ogni epoca.

FERMO: una città proiettata nel futuro


Fermo Learning City: lo sviluppo del futuro è nell’apprendimento

Dopo Torino, anche Fermo entra nella rete delle “Città dell’apprendimento” dell’UNESCO.
Le Learning Cities hanno tra gli obiettivi principali quelli di rivitalizzare l’apprendimento nelle famiglie e nelle comunità, facilitare l’apprendimento nei luoghi di lavoro, estendere l’uso delle moderne tecnologie per l’apprendimento, migliorare la qualità e l’eccellenza per l’apprendimento, coltivare una cultura dell’apprendimento per tutta la vita. In questo modo le Learning Cities contribuiscono al potenziamento degli individui, all’inclusione sociale e allo sviluppo sostenibile.

Fermo rappresenta uno dei principali distretti scolastici delle Marche, con un’offerta formativa estremamente varia da parte sia degli Istituti scolastici che delle Istituzioni pubbliche (quali il Teatro dell’Aquila, la Biblioteca Storica, L’Ente Universitario del Fermano). Anche la società civile è fortemente impegnata: le molte associazioni culturali organizzano svariate attività di formazione e le importanti industrie calzaturiere offrono ai giovani forme di apprendistato per imparare il saper fare che caratterizza la loro attività. A Fermo ha sede la Comunità di Capodarco, una rete nazionale per l’accoglienza, l’assistenza e la formazione di immigrati e rifugiati. 
Il Comune di Fermo ha adottato una Strategia di sviluppo urbano sostenibile che ha, in particolare, lo scopo di restaurare e rilanciare il patrimonio culturale danneggiato dal recente terremoto.
Tutte queste caratteristiche hanno indotto l’UNESCO Institute of Lifelong Learning, che ha sede ad Amburgo, ad accogliere Fermo nella Global Network of Learning Cities, che conta oltre 1000 membri in tutto il mondo.


Fermo rivaluta il passato e cambia marcia

Fermo sta vivendo al momento un vero e proprio rinascimento con investimenti sia nel pubblico e che nel privato: scuole nuove, infrastrutture di collegamento, ristrutturazioni, riconversioni. Quando i lavori pubblici avanzano bene attirano investitori privati del/nel posto, generando così un positivo effetto a catena di sviluppo territoriale del tessuto economico-sociale. Il lavoro degli uffici dedicati ha permesso la vittoria di molti bandi dal valore di svariati milioni di euro e questo è di certo il carburante che da una grande spinta ad una città dal grande potenziale turistico.


I numeri parlano chiaro: la città di Fermo è in movimento

Incremento della presenza di turisti nelle strutture ricettive come hotel, ristoranti. Aumento degli ingressi nei poli museali. Incremento dei turisti stranieri e della domanda estera. Proliferazione del numero di recensioni Google Maps per Piazza del Popolo. Ben 4,524 recensioni con una media del 4,6 fanno davvero piacere. Siamo ancora lontani dalle 13,097 recensioni di Piazza del Popolo di Ascoli Piceno ma si assottiglierà il gap. Anche qui bisognerebbe deporre le asce di guerra campaniliste, storico-calcistiche, per creare una fratellanza strategica di sviluppo turistico. Forse oggi stiamo pagando pegno della separazione territoriale che avrebbe reso più forte il territorio, perché oggi purtroppo se sei più grande hai più voce. La Provincia di Fermo è la più piccola delle Marche, composta da 40 comuni (33 dei quali con una popolazione inferiore ai 5000 abitanti) concentrati su una superficie di meno di 900 kmq con circa 175.000 abitanti complessivi. Il territorio è caratterizzato da tre assi vallivi percorsi dai tre principali corsi d’acqua: l’Aso, l’Ete e il Tenna.
Insomma, i numeri forniti dalle istituzioni ed i numeri consultabili pubblicamente sono concordi sull’evidente cambio di passo della città. E chissà speriamo che il potenziamento delle infrastrutture di collegamento possa far ritornare quell’attrazione fraterna con la capitale d’Italia: Roma.

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