Ci sono frasi che destano attenzione nella comunicazione politica e portano ad una profonda riflessione. Riportiamo in questo articolo la nostra osservazione con tanto di spunto di riflessione.
L’intervista ad Angelica Malvatani
Ad un certo punto circa al minuto 8:43 la Malvatani tuona con: “Io non ho fatto mai un giornalismo aggressivo, non faccio giornalismo d’inchiesta e nemmeno cronaca nera: non li so fare” – Angelica Malvatani. Ma come?! Emanuele Morese avrebbe dovuto fare un intervento in merito a tal frase e non essere accomodante come il Gianluca Gazzoli della situazione al BSMT. Un giornalista che non sa fare giornalismo d’inchiesta è un po’ come se un prete dicesse che si applica sempre e solo nella messa perché non sa confessare.
E invece dovresti farci la scarpetta…
La comunicazione di Angelica Malvatani
- “Un giornalista può permettersi di non saper fare inchiesta?”
- “Non rischia di diventare più comunicatore che giornalista?”
Sarebbero state possibili domande da fare. A livello di comunicazione, quella frase della Malvatani è molto interessante perché racchiude più livelli insieme. Non è solo una dichiarazione: è una presa di posizione identitaria. Angelica Malvatani sta delimitando il proprio campo: “Questo è ciò che sono — e anche ciò che non sono.” È una forma di branding personale: si sottrae a un certo tipo di giornalismo (inchiesta, cronaca nera, aggressività) per collocarsi implicitamente in un altro (più dialogico, narrativo, relazionale). Dal punto di vista retorico è un classico disclaimer preventivo:
- abbassa le aspettative su competenze specifiche
- evita possibili critiche future (“non è il mio mestiere”)
- costruisce una zona di comfort comunicativa
In pratica: non aspettarti da me ciò che non rivendico. C’è una doppia lettura:
- positiva → autenticità, onestà intellettuale
- critica → possibile deresponsabilizzazione rispetto a una funzione centrale del giornalismo
Dipende molto da chi ascolta. È una frase che funziona come: auto-posizionamento difensivo + trasparenza strategica + ridefinizione del ruolo professionale
Il giornalismo d’inchiesta non è conveniente perché scardina i ruoli di potere
Sia mai che qualcuno faccia giornalismo d’inchiesta aFermo. Il giornalismo “dolce” diventa a nostro avviso opportunismo per non “pistare” i piedi al potere e provare a scalarlo, dunque servilismo di convenienza. Il giornalismo d’inchiesta non è conveniente oggigiorno (ma è credibile, vedi Ranucci), e non lo è mai stato. Fare giornalismo d’inchiesta significa mettere il naso nei conti pubblici, analizzare rapporti di potere, fare ricerca documentale, analizzare bilanci. E questo crea inevitabilmente crepe non solo con i politici, che sono spesso gli stessi che passano i comunicati alle testate: dunque non è conveniente. Mettere il naso negli affari politici significa scontrarsi anche con la rete di potere che siede nei Club Privati (dove la Malvatani ha avuto ruoli nel cda, vedi Rotary Club Fermo) e nella Massoneria.
Una sorta di giornalismo d’inchiesta dovrebbe essere alla base anche di una politica di opposizione che sia critica su base di dati. E se Fermo oggi è vittima del servilismo è anche per mancanza di giornalismo d’inchiesta che la Malvatani ammette di non fare e non saper fare.
Allora ci domandiamo se Angelica Malvatani nel caso si segga nel trono della minoranza di governo di Fermo sia in grado o meglio voglia fare quello che non ama fare, una versione più approfondita del giornalismo d’inchiesta. La domanda è lecita e viene spontanea. È disposta a mettere il naso nei conti pubblici e tirar fuori non l’aggressività ma lo spirito critico? Ok la “dolcezza” per ammorbidire il campo largo ma serve anche la “cazzimma” per governarlo in caso di vittoria e per fare dura opposizione in caso di sconfitta: l’opposizione non può e non deve essere dolce, altrimenti viene meno del suo compito.
- Conferenze stampa da Caffè Belli: tra comunicazione politica e bias cognitivi
In vista delle elezioni comunali 2026 di Fermo i candidati hanno iniziato le presentazioni delle liste e il Caffè Belli sembra essere il luogo preferito dei candidati. Uno spazio privato aperto al pubblico che però fa sorgere qualche domanda: “Perché non scegliere un luogo ampio con acustica ottima?” La scelta sembrerebbe strategica, infatti il Caffè Belli si presta al “marketing del pieno”: se un luogo è piccolo l’effetto è tutto esaurito e hype a mille, perfetto per le foto ad effetto e video social. Dunque il Caffè Belli viene scelto per una questione di comunicazione altrimenti non si spiegherebbe. - Partito Dipreista – Fermo sta per tremare
“Mercoledì a Fermo non sarà una semplice conferenza stampa. Sarà uno spartiacque. Perché Fermo è stata gestita per troppo tempo da un sistema chiuso, autoreferenziale, fatto di silenzi, compromessi e convenienze” – Andrea Diprè - Campiglione di Fermo: la Milano 2 del fermano
C’è un pezzo di Fermo che negli ultimi vent’anni ha cambiato pelle in modo silenzioso ma radicale. Non è il centro storico, non è il lungomare: è Contrada Campiglione. Una periferia che, da terra di artigiani e capannoni, si è trasformata in qualcosa di completamente diverso. Qualcuno la definirebbe con una provocazione: la “nuova Milano 2” del fermano. - Partito dipreista: quando la politica diventa uno show⭐

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- Angelica Malvatani: “Non faccio giornalismo d’inchiesta”
Ad un certo punto circa al minuto 8:43 la Malvatani tuona con: “Io non ho fatto mai un giornalismo aggressivo, non faccio giornalismo d’inchiesta e nemmeno cronaca nera: non li so fare” – Angelica Malvatani
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