In Italia, ci sono alcune leggi che, pur essendo fondamentali, risultano tra le più frequentemente violate – spesso più per ignoranza o leggerezza che per dolo vero e proprio.

Tra queste, la legge sulla privacy è una delle più trascurate. Molte persone e aziende gestiscono dati personali (foto, nomi, indirizzi email, dati sensibili) senza il dovuto consenso o senza rispettare i principi del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Anche l’invio di email promozionali senza autorizzazione o la pubblicazione di immagini di altre persone sui social network senza il loro permesso rappresentano violazioni, anche se vengono spesso sottovalutate. In ambito lavorativo o scolastico, la diffusione non autorizzata di documenti contenenti dati personali è estremamente comune e può avere risvolti legali seri.

D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196Codice in materia di protezione dei dati personali
(noto anche come “Codice della Privacy”)
→ [GU n.174 del 29-07-2003 – Suppl. Ordinario n. 123]

Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 — Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR)
→ Applicabile direttamente in Italia dal 25 maggio 2018

Autorità competente: Garante per la protezione dei dati personali
https://www.garanteprivacy.it

Un altro ambito molto sensibile è quello della diffamazione, regolato dal codice penale italiano. La legge stabilisce che per perseguire penalmente una persona per diffamazione è necessaria una querela da parte della persona offesa. Tuttavia, il confine tra libertà di espressione e diffamazione è spesso sottile, specialmente online. Commenti offensivi, recensioni denigratorie o post su forum e social network possono facilmente sfociare in condotte diffamatorie, anche se chi scrive pensa di “esprimere solo un’opinione”. Proprio perché è necessaria la querela, molte persone evitano di agire, ma questo non significa che il reato non venga commesso: resta uno dei più frequenti nelle controversie digitali.

  • Art. 595 del Codice PenaleDiffamazione “Chiunque, comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032 euro. […] Se l’offesa è recata col mezzo della stampa […] la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro.”
  • Art. 596 c.p.Prova della verità (solo in specifici casi)
  • Legge sulla stampa n. 47/1948, per i casi a mezzo stampa o mezzi equiparati

Infine, la legge sul copyright è sistematicamente violata, sia da privati sia da aziende. L’uso di immagini, testi, video o brani musicali protetti dal diritto d’autore senza autorizzazione è diffusissimo, specie in ambito digitale. La convinzione errata che “tutto ciò che è online sia libero” alimenta pratiche scorrette, come il copia-incolla da siti web, la pubblicazione di foto trovate su Google o l’utilizzo di software e contenuti piratati. In ambito professionale, molte aziende utilizzano materiali protetti senza licenza, spesso ignorando le conseguenze legali che ne derivano. Anche se le sanzioni possono essere molto pesanti, la percezione del rischio rimane bassa, contribuendo a rendere questa legge tra le più violate in Italia.

  • Legge 22 aprile 1941, n. 633Legge sul diritto d’autore Titolare: “Legge sulla protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio”
  • D.lgs. 9 aprile 2003, n. 68 — Attuazione della direttiva 2001/29/CE (copyright in ambiente digitale)
  • D.lgs. 8 novembre 2021, n. 177 — Attuazione della direttiva (UE) 2019/790 (copyright online)
  • SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori) per la gestione dei diritti


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