Tra il 2017 e il 2018 vi è stato il primo vero e proprio boom dei podcast ma tipicamente solo in versione audio. All’inizio il mercato era vergine e anche noi con il Seremailragno Podcast siamo riusciti ad arrivare in classifica nazionale. C’era poca concorrenza ma poi sono arrivati i pesci grandi che come al solito si sono mangiati le fette grosse del mercato. Il podcast ha subito un’evoluzione diventando anche video mentre le radio hanno fatto sempre più fatica ad essere ascoltate. Ma oggi nel 2025 si sta vedendo un inversione di tendenza. Molti i podcast che si stanno stoppando o chiudendo:
– Barbero da l’addio al suo podcast: Il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia
– Marco Cappelli ha fermato Gurulandia
– 2046 podcast di Fabio Rovazzi è durato meno di una sveltina
– Muschio Selvaggio è praticamente decaduto e finito (ultima puntata 5 mesi fa)
Mentre sopravvivono ancora i due big nazionali bistrattati/dissati da Fabrizio Corona ovvero PODCAST ONE MORE TIME di Luca Casadei e The BSMT by Gianluca Gazzoli.
Il motivo di così tanti stop, chiusure o fallimenti è da imputare sicuramente al tipo di business che si può imbastire intorno ad un podcast che è molto dispendioso da gestire in termini di tempo, soldi, attrezzature di qualità. I due sopravvissuti hanno imbastito un piano di business che permette la sopravvivenza grazie anche ai piani in abbonamento + negozi gadget. Dunque, serve un vero e proprio piano strutturato che permetta al podcast stesso di sopravvivere e rimanere in hype in un mondo di sovra-comunicazione.
Passati di moda
In tutto questo è calato anche l’interesse degli utenti del web che sono stati bombardati negli ultimi anni dai podcast che all’inizio erano una novità e richiamavano interesse mentre ora sono diventati una normalità, anzi hanno stufato. Di conseguenza si è avuto un calo di ascolti, anche dovuto all’aumento di mercato rubato da TikTok, e quindi decisioni di stop. Perché alla fine la decisione tra fermarsi o proseguire dipende dall’audience come nella tv.
In tutto questo anche YouTube con il suo algoritmo penalizzante nei confronti della content creation ha fatto il suo. La caduta di qualità di YouTube negli ultimi anni è stata evidente a fronte di un aumento di pubblicità. Pertanto la content creation è in continua evoluzione, nasce, cresce, muore e risorge. Ma in tutto questo le radio ancora non si sono riprese e cercano di contattare gli influencer per agganciare nuovi ascoltatori ribaltando quello che una volta era il mood: andavi nelle radio per farti pubblicità, mentre ora sono le radio che ti chiamano per farsi pubblicità. Curioso, no?


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