Per un video goliardico il calciatore Ibii Ngwang ha pagato pure troppo. Il suo club, il Cluentina Calcio, si è subito dissociato e ha rescisso il contratto.

Nel video prima si rivolge a Salvini e poi alla Meloni, dicendo: “Meloni, ho saputo che hai una bella figlia… Io sono negro, bello figo, con mio fratello bello figo. Mangiamo gratis, dormiamo gratis, non paghiamo l’affitto e poi sc…. le ragazze italiane”.

Il video è diventato virale e tutti hanno gridato allo scandalo nel calcio dilettantistico marchigiano per un video di pochi secondi, girato davanti alla questura di Macerata, che vede protagonista Domingue Ibii Ngwang, tesserato con la Cluentina Calcio, formazione di Promozione. 

Il video se contestualizzato in un accanimento mediatico può generare un “effetto razzista” sproporzionato rispetto alla goliardia. È chiaro a chiunque veda il video che il giocatore sta scherzando. Non ha intenzioni minacciose, semplicemente cita il cantante Bello Figo nella sua gag parodica che ha deciso di condividere nel web. La goliardia non può essere penalizzata in questo modo. In tanti si sono accaniti su Ibii Ngwang, certo ha commesso forse una leggerezza, ma ha già pagato con un licenziamento.

Continuare significherebbe accanirsi su una persona per aver postato un video e questo si avvicina molto ad una privazione dell’espressione personale. La Costituzione invece tutela la parodia. Ibii Ngwang può avere qualche colpa morale, ma sinceramente lui non ha rubato, non ha spacciato, non ha ferito o ucciso nessuno. Lui non ha commesso un reato fisico. Un’ingenuità digitale non può portare ad effetti ben superiori di molte pene inflitte a chi ha commesso reati fisici.

La decisione di espulsione firmata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi è stata giustamente stoppata dal giudice Alessandra Filoni della Corte d’Appello di Ancona, che ha accolto il ricorso della difesa del calciatore.


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