Il giornale satirico Charlie Hebdo fu querelato per diffamazione aggravata per la pubblicazione di due vignette che deridevano non i morti per il terremoto ma le “malecostruzioni” che nel 2016 provocò 299 morti in Italia.
Amatrice querela Charlie Hebdo, la satira viene querelata: gli italiani non la capiscono
Il 20 novembre 2020 il tribunale di Parigi ha dichiarato inammissibile la denuncia presentata dalla città italiana di Amatrice contro Charlie Hebdo in seguito al terremoto in Italia del 2016.
Charlie Hebdo aveva pubblicato un disegno di Félix che mostrava vittime insanguinate con le parole “penne tomato Sauce” e “penne gratinées” , o addirittura schiacciate dalle macerie delle loro case con il titolo “lasagna” .
“La morte è sempre un tabù (…), anche noi a volte dobbiamo trasgredirla “, dichiarò allora Riss, direttore del giornale. “Per noi è un disegno da black humor, come abbiamo già fatto in precedenza, non c’è niente di straordinario“.
Il ministro della giustizia italiana
“Questi disegni sono ripugnanti “, disse il ministro della Giustizia italiano, Andrea Orlando. Coco, di Charlie Hebdo, rispose il 2 settembre con un disegno che mostrava una donna schiacciata sotto le macerie che gridava agli italiani: “Non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, è la mafia” Il comune di Amatrice, il più colpito dal sisma, aveva sporto denuncia, e il suo legale parlò di “un oltraggio macabro, insensato e inconcepibile”.
Quando la satira vince nessuno ne parla: Charlie Hebdo ha vinto!
La vignetta a quel tempo fece scalpore ed indignazione cavalcata dai giornali e giornalai italiani che alimentarono l’odio verso il black humor e la satira. E come solitamente accade in questi casi il popolo si unisce, si polarizza e si schiera contro un nemico straniero per senso di amor patria e campanilismo. Però la realtà è che gli italiani hanno un pessimo senso dell’umorismo, della satira, dell’interpretazione e della critica.
Amatrice ha perso, la satira francese ha vinto. Il secondo aspetto dell’Italia è proprio questo: i giornali ti condannano (sbagliando) ancor prima che i tribunali sentenzino. E poi quando la giustizia da ragione alla satira i giornalai se ne dimenticano.

