Quando un giovane del fermano muore a causa della droga i giornali glissano, schivano, non si espongono. Eppure le voci corrono e si viene a sapere la verità, ma esporla nell’informazione è un tabù, una forma di rispetto o una mancanza di coraggio?

Così facendo di certo si fa male all’informazione e si nasconde un problema sotto agli occhi di tutti: la droga scorre oramai a fiumi, miete dipendenze e vittime sempre più spesso nel fermano. Giovani che iniziano con la classica sigaretta per passare alla canna e al fumo fino ad arrivare ad eroina e cocaina, il tutto per essere accettati dal gruppo, dal branco e cedere la propria identità alla folla psicologica. Eppure parlarne è un tabù mentre gli obitori si riempiono insieme alle case del commiato dove tutti si ritrovano per piangersi e chiedersi perché.

L’informazione aberrata fa parte di una narrazione distopica puritana che fa male alla prevenzione. Conoscere, informare e prevenire dovrebbero essere gli strumenti di attacco alle dipendenze e vanno usati sempre prima nelle scuole. Invece nella società diventa un tabù, quando muore qualcuno per droga o per i suoi effetti indiretti nei giornali fermani si glissa per un qualche motivo e così facendo lo si uccide due volte: la prima volta con la dipendenza e la seconda con l’indifferenza sulla tematica.

Si muore di droga e di indifferenza. Eppure basterebbe scorrere le foto di questi giovani, come si vestono, cosa scrivono, cosa pubblicano, le amicizie ed i luoghi che frequentano per capire che la morte è causata dalla droga, dal dark, dal male che ha oscurato la luce della rettitudine. Il male è la moda moderna che porta alla perdizione e disperazione. Si muore per droga perché ci si è allontanati dalla luce del bene, dagli insegnamenti della Chiesa, dai valori cristiani, dall’amore condiviso, dalla storia del nostro popolo. Si vive da dipendenti alienati.

Si comincia quasi sempre per gioco tra amici e si finisce quasi sempre nell’obitorio con gli amici che ti piangono. Molti decenni fa la chiamavano l’epoca della “new age”, quella che avrebbe cambiato le carte in tavola, ed in qualche modo ci è riuscita ma nel peggiore dei modi.
L’età dell’uso e delle dipendenze si abbassa sempre di più e crea sempre più danni.
Iniziare a farsi del male tra amici per noia o per dimostrare qualcosa non è un gioco ma un sintomo di stupidità, ignoranza e fragilità. Meglio subire l’isolamento dal gruppo che la condivisione dell’autodistruzione.

Bisogna ripetere di continuo una cosa fondamentale e sottovalutata:Il male non è un gioco e non lo sarà mai”.


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