Filosofia del ragno: minimalismo e anti nichilismo

Filosofia del ragno: minimalismo e anti nichilismo

La filosofia del ragno: minimalismo e anti nichilismo – La filosofia del ragno si forma nell’infanzia dell’autore Michele Paoletti. Ebbe come base la massima espressione poetica: “Se rema il ragno prima o poi si bagnerà”, che il poeta scrisse a 7 anni in una piccola agenda che è stata ritrovata in soffitta.

Filosofia del ragno: minimalismo e anti nichilismo
Filosofia del ragno: minimalismo e anti nichilismo

L’essenza nelle parole, la sintassi ridotta e l’uso di vocaboli necessari sono una caratteristica intrinseca. L’autore crede che oggi si parli troppo e si ascolti troppo poco ed è per questo che lui preferisce ascoltare piuttosto che parlare.

Parlare troppo significa avere la presunzione di sapere tutto e questo potrebbe entrare in contrapposizione con la realtà. La gente esagera e mente, da poco peso alle parole e quindi ne mette tante. Insomma parla senza sapere effettivamente ciò che dice, il loro obiettivo è l’esaltazione del proprio ego con fini di autocompiacimento. I silenzi rappresentano un rafforzativo delle parole, distruggerli significherebbe dar poco peso ai vocaboli.

La scrittura nella filosofia del ragno

Quando si parla di scrittura le cose cambiano, il fiume si riempie e straripa invadendo pagine bianche ancora vergini. Scrivere è liberatorio, scrivere è necessario: “Verba volant scripta manent”. Scrivere permette di avere il giusto tempo per riflettere.

Fissare le proprie idee, i propri principi, il presente in pagine indelebili e rileggibili. È un’ottima pratica, apre la mente e permette di vedere se si entra in contrapposizione con il proprio passato. Come disse Enrico Ruggeri: <<Si possono cambiare le idee, ma i nostri principi debbono rimanere immutati>>.

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La fobia dei ragni

Da “Se rema il ragno prima o poi si bagnerà” nacque la filosofia minimalista dedicata, basata sulla riduzione della realtà, espressività moderata, personalità soft, anti nichilismo, identità sovranista e tradizionalista, disprezzo per potere ed aristocrazia. L’isolamento parziale è motivato dal recupero dell’essenziale, il succo idealista denigrato dall’aberrazione sociale, per mezzo della privazione del superfluo, lotta agli sprechi e al futile motivo.

La corrente si contrappone fortemente al capitalismo, alla globalizzazione, alla moda e a tutto ciò che comporta un appiattimento di ideali, principi e valori primordiali figli delle lotte di classe, degli scontri proletari, dei diritti acquisiti. I valori così come la religione, che ne esalta le caratteristiche, soffrono nella superficialità moderna annacquata dal “libero scambio” in cui si nasconde la finanza speculativa.

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Divisa ufficiale di Seremailragno.com

L’uomo sta perdendo la sua identità a favore di un’identità comune esaltata anche dal liberismo incondizionato: quella della finanza globale cinica e spudorata, della produzione illimitata finalizzata allo sfruttamento massimo delle risorse (naturali e umane).

Negli ultimi 30 anni siamo stati testimoni di una perdita clamorosa di quanto acquisito in 200 e passa anni. Dalla distruzione dei diritti dei lavoratori, fino a quella dell’artigianato locale.

In silenzio e senza insurrezioni abbiamo assistito ad una destrutturazione della comunità (e del comunismo vero) favorita dall’introduzione dell’emigrazione incentivata, chiamata Erasmus. Con l’Erasmus sono state spostate intere generazioni all’estero che hanno perso il contatto con la loro patria, i loro ideali, le loro tradizioni.

Questo progetto di rendere a tutti i costi le persone globalizzate e creare il perfetto cittadino europeo ha comportato uno spreco di denaro pubblico immane oltre che ad una destabilizzazione familiare mista a sofferenza da lontananza. La manodopera altamente specializzata prende sempre di più il largo dall’Italia, mentre l’immigrazione contribuisce a ridurre le skill necessarie per essere competitivi con altri paesi.

La deregulation è stata la seconda arma del capitalismo, volta a ridurre sempre di più la mano della politica (con conseguente riduzione del welfare e conversione dei beni pubblici in privati con la scusa di fare cassa) a favore del libero mercato.

Quello che oggi l’America vuole è rompere tutti i confini con i trattati di libero scambio, quanto di peggio si possa avere per il nostro mercato. Questo comporterebbe un enorme abbassamento della qualità dei prodotti con conseguente dumping economico e distruzione del made in Italy. Quello che in gran parte ha fatto il mercato cinese verrebbe completato da quello americano dove regnano le multinazionali più agguerrite.

Molte maschere, pochi volti

Oggi troppo spesso si indossano maschere per assomigliare a qualcuno invece di ascoltare se stessi ed essere ciò che si è. Il simbolo del ragno, rimanda al disprezzo dell’umanità verso le debolezze generate dal sistema capitalistico figlio del liberismo. Il ragno è spesso solo in continua lotta per la sopravvivenza contro tutto e tutti. Questo è lo spirito da cui tutto nacque per caso, forse utopico per l’era contemporanea. Un’utopia vagheggiante nell’aria che ogni tanto ritorna prepotente a ricordare l’essenziale di essere e non di avere.

Un ritorno alle origini pre-tecnologiche quando i valori non erano distorti dalla brama di sviluppo incontrollato. La tecnologia ha tradito l’uomo in quanto usata per scopi militari di dominio e uccisione. L’aberrazione sociale figlia dell’appiattimento mentale trova nel calcio il massimo esponente di distrazione di massa.

Uno sport in cui sono annebbiati i valori primari per fini monetari. L'”uomo schiavo” che paga per entrare in uno stadio invece di acquistare un libro è per noi la massima sconfitta possibile del periodo contemporaneo. Se porta anche il figlio di 5 anni è la strada del non ritorno, della perdizione umana, della perigliosa via dell’indottrinamento.

L’evoluzione filosofica del ragno

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La filosofia del ragno

Nel tempo l’evoluzione della corrente ha posto l’interesse a doti di originalità e alle capacità dell’individuo di reinventarsi, di creare, di evolversi.

L’isolamento non portava a cambiamento ed è per questo che è nato un mutamento, un’evoluzione in cui il ragno si è immerso nel rumore della società mantenendo un basso profilo da backstage e captando da ognuno le migliori caratteristiche per farle sue, aggiungendo, modificando, crescendo, evolvendo.

Il ragno non vede nell’individuo difetti, il ragno ha ammirazione, è un fedele ascoltatore e spesso rimane incantato dalla capacità oratoria.

Pur tirandosi fuori rimanendo dentro, il ragno rimarrà comunque inevitabilmente contaminato da quello per cui aveva combattuto. Il concetto di Yin e Yang è la conclusione logica ma momentanea di questa corrente filosofica.

Se rema il ragno prima o poi si bagnerà” è il cerchio che ingloba tutto, per alcuni rappresenta l’essere e il nulla, più nulla che essere ma forse è proprio il nulla ad esaltare la pienezza dell’essere. Ma una cosa è certa: mai mettersi contro il ragno, mai sottovalutarlo. Chi osa fare questo finisce inevitabilmente catturato nella tela, come bozzolo pronto per essere mangiato. Aracne avrà la sua rivincita.

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