Il “metodo Aranzulla” basato su risposte lunghe e schematiche, tutorial passo-passo e scrittura pensata per la SEO, è ormai superato grazie all’intelligenza artificiale. L’AI genera risposte più riassuntive, fluide, personalizzate e meno legate alla struttura rigida del web tradizionale che ha come obiettivo mantenerti per più tempo possibile nel proprio sito.
Dunque il modello e metodo Salvatore Aranzulla con l’AI è ormai superato come da lui stesso confermato: ha subito perdite di oltre il 25% del traffico web che otteneva grazie ai motori di ricerca. Ma ora con l’AI di Google integrata nel motore stesso almeno una persona su 4 non viene più dirottata nel suo sito. Questo significa perdita di traffico e perdita di incassi. Fino a quando potrà essere sostenibile questo modello in generale per tutti gli editori? Con il passare del tempo le perdite possiamo immaginare che incrementeranno portando così ad un collasso del sistema economico Aranzulliano nonché in generale quello editoriale già abbastanza messo in crisi dal mondo digitale.
In sostanza l’AI ruba le informazioni da Aranzulla e le schematizza in forma ottimizzata e diretta, sfruttando un paradosso legislativo ancora ben chiaro: quello sul diritto d’autore nel digitale. Poi succederà che i motori verranno multati probabilmente ma la multa è nettamente conveniente rispetto alla perdita di incassi se non applicherebbero il modello AI ed inoltre tali soldi della multa non vengono spartiti nei confronti degli editori a meno che non ci sia una causa legale da loro indetta. Dunque un cortocircuito digitale che potrebbe portare ad un impoverimento dei contenuti digitali sempre meno umani e sempre più artificiali con tutte le conseguenze che ne derivano.



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