Giornalismo e domande scomode: si può essere licenziati per una domanda legittima considerata “tecnicamente scorretta”? Ebbene è accaduto al giornalista Gabriele Nunziati (gabrigibra97 su Instagram) per aver fatto una domanda scomoda a Paula Pinha sul fatto se Israele dovrebbe pagare anche per la ricostruzione di Gaza.

“Sì, la settimana scorsa ho ricevuto una lettera dall’Agenzia Nova che mi comunicava che il nostro rapporto di lavoro era terminato. La decisione è arrivata dopo che ho posto alla Commissione Europea la seguente domanda il 13 ottobre: “Avete ripetutamente detto che la Russia dovrebbe pagare per la ricostruzione dell’Ucraina. Voi credete che Israele dovrebbe pagare anche per la ricostruzione di Gaza, visto che ha distrutto gran parte della Striscia e delle sue infrastrutture civili? ”. Ho appreso tramite telefonate che la mia domanda non era stata apprezzata dalla mia agenzia. Poi, il 27 ottobre, ho ricevuto una lettera in cui mi comunicava che il rapporto di lavoro sarebbe terminato il 1 dicembre.

Nella nota inviata da Agenzia Nova a Fanpage, la decisione di interrompere la nostra collaborazione era giustificata dal fatto che la questione era “tecnicamente scorretta” e basata su ipotesi inadeguate che avrebbero messo in discussione l’obiettività del mio lavoro di giornalista.

La mia domanda può essere considerata di parte solo se bisogna negare la realtà. È un dato di fatto che Israele ha quasi completamente raso Gaza al suolo; questa non è un’opinione. È un dato di fatto che la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato di arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità contro Benjamin Netanyahu e alcuni suoi ministri. Questi e molti altri sono fatti. Al contrario, sarebbe di parte negarli e non interrogarli.

Condivido pienamente la legittimità della mia domanda. Le scelte giuste a volte hanno un costo, e non mi pento di averle pagate.”

Questa è libertà di stampa? Questa è libertà di critica? Questa è democrazia? No, questa cosa è tutt’altro, è un bavaglio a chi non è favorevole alla cultura dominante, è un pericolo per il presente e futuro.

Il Consiglio nazionale dell’Ordine ricorda che: “il ruolo del giornalista, indipendentemente dalle tutele contrattuali, è quello di porre domande che possono risultare scomode o poco gradite. Il Consiglio chiede quindi che il collega sia reintegrato in tempi brevi e a pieno titolo nel suo ruolo”


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