“Fabrizio Corona con una storia sul suo profilo Instagram ha fatto sapere ai fan che la puntata di Falsissimo Episodio 21, che aveva superato i 5 milioni di visualizzazioni, era stata rimossa dal suo canale YouTube. Secondo il suo racconto, la decisione sarebbe legata a una segnalazione per violazione del copyright da parte di Mediaset. All’interno dell’episodio, infatti, erano presenti alcuni spezzoni e tagli di video appartenenti ai programmi dell’emittente televisiva. Ne parliamo in questo video analizzando, secondo la nostra opinione, il caso, la libertà di critica, la protezione del copyright e la necessità di accortezze per non avere gli strike.” – IL GRAVEL
Copyright e fair use – Differenze tra Italia e America
In Italia
In Italia il concetto di fair use non esiste nella stessa forma in cui è regolato negli Stati Uniti. La normativa italiana sul diritto d’autore (di origine fascista) prevede alcune eccezioni all’utilizzo di opere protette, come la citazione a scopo di critica, discussione o insegnamento, ma queste eccezioni sono molto più limitate e circoscritte rispetto al fair use americano. In pratica, qualsiasi utilizzo di spezzoni di programmi televisivi o di altri contenuti protetti deve rientrare in casi specifici e proporzionati, e l’interpretazione della legge tende a essere rigorosa. Ciò significa che anche un contenuto creato a scopo di critica o commento, come nel caso di Fabrizio Corona, può facilmente incorrere in segnalazioni per violazione del copyright se non rispetta i requisiti di proporzionalità e attribuzione previsti dalla legge italiana.
L’articolo 70 della Legge sul Diritto d’Autore permette la citazione per scopi di critica, discussione, insegnamento o ricerca, a condizione che sia parziale e non faccia concorrenza all’opera originale. C’è un però: se un video è senza pubblicità è un conto, se invece è commerciale è un altro conto perché significherebbe sfruttare l’immagine/video di altri per un tornaconto personale in violazione all’articolo 70 comma 1.
Dispositivo dell’art. 70 Legge sulla protezione del diritto d’autore
1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l’utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.
1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma.
2. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento, il quale fissa la modalità per la determinazione dell’equo compenso.
3. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dei nomi dell’autore, dell’editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull’opera riprodotta.
In America
Negli Stati Uniti, invece, il fair use permette una maggiore flessibilità: l’utilizzo di materiale protetto può essere giustificato sulla base di quattro fattori principali, tra cui la finalità educativa o critica, la natura dell’opera originale, la quantità e la sostanzialità del materiale utilizzato e l’impatto sul mercato dell’opera originale. Questo sistema offre ai creator un margine più ampio per incorporare estratti di opere altrui senza violare automaticamente il copyright, purché l’uso rientri nei criteri sopra indicati. La differenza principale, quindi, sta nella maggiore rigidità del diritto d’autore italiano, che non contempla una norma generale di fair use, e nella necessità di prestare particolare attenzione a quantità e contesto del materiale utilizzato per evitare sanzioni o rimozioni.
In sintesi, mentre negli Stati Uniti un creator può contare su un margine legale più ampio per fare critica o commento su contenuti protetti, in Italia occorre muoversi con molta cautela e attenersi strettamente alle eccezioni previste, rendendo il rischio di strike o rimozioni molto più concreto anche per lavori chiaramente critici o di analisi.
Questo significa che anche un video chiaramente critico o satirico può essere soggetto a segnalazioni o rimozioni, come nel caso di Fabrizio Corona, perché non esiste una norma generale che protegga automaticamente chi fa critica utilizzando materiale protetto. In pratica, in Italia il confine tra ciò che è consentito e ciò che è violazione del copyright è sottile, borderline e lascia poco spazio di sicurezza per i creator. Perché allora non fare e proporre una riforma in merito? Magari potrebbe essere proprio il cavallo di battaglia del futuro partito di Corona.
Corona: la soluzione è l’America
La situazione cambierebbe significativamente se Corona risiedesse negli Stati Uniti. Lì, il sistema del fair use offre un margine legale molto più ampio per usare spezzoni di opere protette a fini di critica, commento, satira o analisi. Estratti di programmi televisivi, film o altri contenuti possono essere inclusi in un video a condizione che l’uso rispetti i quattro criteri principali del fair use: scopo e carattere dell’uso (educativo, critico, trasformativo), natura dell’opera originale, quantità e sostanzialità del materiale utilizzato e impatto sul mercato dell’opera originale.
Anche se l’opera è italiana, la differenza di protezione dipenderebbe dove il creator risiede e dove pubblica il contenuto. Negli Stati Uniti la legge sul copyright si applica principalmente al creator e alla piattaforma che agisce sotto giurisdizione americana, quindi anche opere straniere o italiane possono essere utilizzate in un video se l’uso rientra nei criteri di fair use.


