Se lunedì 26 quella puntata dovesse essere bloccata, non saremmo di fronte a una semplice vicenda di cronaca giudiziaria. Sarebbe qualcosa di ben più serio. Sarebbe un precedente. Un segnale netto, e profondamente inquietante, rivolto a tutti.
Non importa cosa si pensi di Fabrizio Corona. Non conta se lo si apprezza, lo si detesta o lo si osserva con sospetto. Il nodo della questione non è l’uomo, né il personaggio, né tantomeno il contenuto specifico di quella puntata. Il nodo vero è un altro, molto più profondo: chi ha il potere di stabilire cosa può essere detto e cosa no, prima ancora che venga pronunciato?
La censura preventiva mina le libertà personali ed è un pericoloso precedente
Bloccare una puntata prima della sua pubblicazione non significa tutelare qualcuno, significa esercitare una censura preventiva. Significa affermare: “Potresti dire qualcosa che non ci va bene, quindi è meglio che tu non parli”. È un ribaltamento pericoloso del principio di giustizia, perché in uno Stato di diritto si risponde delle proprie parole dopo averle dette, non si viene messi a tacere prima.
La libertà di espressione non esiste per difendere le frasi educate, rassicuranti o innocue. Quelle non hanno bisogno di protezione. La libertà di parola serve proprio a garantire lo spazio delle parole scomode, fastidiose, destabilizzanti. Quelle che mettono a disagio, che incrinano equilibri fragili, che costringono a guardare dove sarebbe più comodo voltarsi dall’altra parte.
Se lunedì 26 qualcuno decidesse che una voce deve essere spenta “per prudenza”, allora nessuna voce potrebbe dirsi davvero al sicuro. Oggi tocca a un programma online, domani a un giornalista, dopodomani a un cittadino qualunque con qualcosa da raccontare. È così che la libertà si consuma: non con un divieto plateale, ma con una decisione apparentemente cauta, messa nero su bianco.
Che sia poi la magistratura a valutare, indagare ed eventualmente sanzionare eventuali abusi è giusto e necessario. Ma impedire la pubblicazione a priori significa trattare la parola come un reato potenziale, come una colpa prima ancora che un fatto.
Ed è questo che dovrebbe preoccupare tutti, non solo chi segue Falsissimo. Perché qui non è in discussione una puntata. È in discussione un principio. Un principio che riguarda ciascuno di noi. Se passa l’idea che si possa vietare la parola prima ancora di ascoltarla, allora qualcosa di essenziale è già stato perso, anche se facciamo finta di non accorgercene.
Minority Report nel 2002 provò a spiegarlo: “Nel 2054 la città di Washington ha cancellato gli omicidi da ormai sei anni grazie a un sistema chiamato Precrimine.” Basandosi sulle premonizioni di tre individui detti Precog – una ragazza e due gemelli –, la polizia riesce a impedire i delitti prima che avvengano e ad arrestarne i potenziali “colpevoli”.
Beh, il Minority Report è servito nel 2026 dove è fallito lo Stato di diritto. In Svizzera non va meglio, basta che paghi e sei fuori dal carcere anche se sono morti una cinquantina di ragazzi. Voi chiamate questa giustizia?
Persino l’intelligenza artificiale “lo ha capito”
Ecco cosa dice l’AI: “La censura preventiva è un controllo attuato da autorità su opere, notizie o opinioni prima della loro diffusione, bloccandone o modificandone la pubblicazione per ragioni ideologiche, politiche o di sicurezza. Tipica dei regimi autoritari, essa impedisce la divulgazione del contenuto originale. In Italia, la censura è vietata dall’art. 21 della Costituzione.”
Conclusioni
La legge non è uguale per tutti ed è lesta solo quando ci sono di mezzo gli intoccabili, altrimenti è lenta anzi lentissima. Il popolo si arrabbierà, è solo questione di tempo, il “partito Corona” è cresciuto a dismisura perché ha dimostrato la credibilità che la gente vuole vedere schierandosi dalla parte giusta mentre il “partito Mediaset” continua a perdere consensi e fiducia con le sue mosse. Ma il vero colpo di Corona deve ancora arrivare e farà tremare Pier Silvio Berlusconi e tutti i suoi pupilli…


