Castagnata di Monte Urano – 14 e 15 ottobre 2023

Castagnata di Monte Urano – 14 e 15 ottobre 2023

Sabato 14 e domenica 15 Ottobre 2023 a Monte Urano nell’adiacente Chiesa di San Giovanni Battista, avrà luogo la 32° edizione della Castagnata e la 13° sagra del tradizionale “Pulentò ‘ndegghiatu cottu su lu furnu a legne”. Aiutaci a condividere l’articolo!

Piatti tipici della tradizione locale

Lu pulentò ndegghiatu (vedi foto) è un piatto tipico locale da assaporare nei comodi stand gastronomici allestiti per l’occasione dal comitato festeggiamenti Quartiere San Pietro. Oltre a questi prodotti, sarà possibile gustare caldarroste, pizzette fritte, salsicce casarecce, braciole, cotoletta di pollo al forno, panini, patatine fritte e il celebre vino cotto.

A Monte Urano la tradizione resiste, persiste e si rinnova ogni anno. Non è semplice mantenere vive le tradizioni anche per via di un processo di emigrazione dei giovani dal territorio che si spostano verso le grandi città, mentre i paesini si spopolano e non ricambiano la manodopera volontaria che opera durante tali eventi. I volontari rappresentano il motore della sagra, sia quella estiva che quella autunnale, e gli aiutanti sono di tutte le fasce d’età. Grazie a tali eventi è possibile mantenere curato il territorio perché il ricavato viene reinvestito continuamente: dalla società per la società.

32° Castagnata e 13° Sagra de lu pulentò ndegghiatu

Gli stand gastronomici saranno aperti sabato a cena e domenica a pranzo e a cena, anche da asporto. Il pomeriggio domenicale verrà allietato dalla musica della Old House of Music cover band. Vietato mancare a questo annuale appuntamento!

Un’occasione per visitare la Chiesa

Dalla tradizione culinaria a quella religiosa ma anche artistica. La Chiesa di San Giovanni Battista è un vero e proprio gioiellino architettonico con pitture e quadri degni di nota, immersa in un verde giardino curato in ogni dettaglio dall’Associazione. La Chiesa è attaccata a quello che era il villino estivo dei Conti Raccamadoro in stile liberty.

La Chiesa è una costruzione rettangolare in stile neoclassico ad un’unica navata. Le finestre di vetro sono state realizzate a forma di lunetta. Le finestre del portale sono in alabastro. Ai lati della finestra che sormonta il portale si notano Angeli con dalmatiche damascate che suonano trombe auree e quattro putti che sorreggono due stemmi: quello di Papa Pio XII regnante al momento della realizzazione, e dell’Arcivescovo di Fermo Norberto Perini che la eresse canonicamente con bolla del 28 agosto 1949. Più a destra in un blocco di pietra sorretto da un putto, c’è l’iscrizione del committente e del pittore Elis Romagnoli con l’indicazione dell’anno di realizzazione il 1955. Nel muro portante, che divide la navata dal presbiterio rialzato, sono state praticate tre aperture. Due porte laterali sormontate da due nicchie con le statue del Sacro Cuore e dell’Immacolata ed un arco al centro con altare rivolto verso il popolo. Di fronte alla porta di destra si trova la tomba dei Conti Bonafede che hanno voluto essere sepolti all’interno della loro amatissima chiesa.

Al centro della volta della navata su uno sfondo azzurro trapuntato di stelle e con cime di alberi che affiorano, è simbolicamente raffigurato in mezzo a un vortice concentrico di innumerevoli Schiere Angeliche volteggianti, il Mistero Trinitario sorgente di tutto il bene. Gli Angeli più grandi che affiancano le lunette inneggiano alla figura di San Giovanni Battista e riportano alcuni brani evangelici che lo riguardano esaltando Colui che è venuto a rendere testimonianza alla Luce. A destra dell’altare è stata inserita una statua lignea di San Giovanni Battista. Sulle pareti laterali della navata sono ricavate quattro nicchie: nelle due di destra sono collocati Sant’Antonio Abate e San Giovanni Bosco, in quelle di sinistra San Vincenzo Ferreri e San Gabriele dell’Addolorata. In fondo alla Chiesa sono stati inseriti due quadri di dimensioni 100X40 del pittore ravennate Giambattista Ragazzini. Il primo raffigura “la presentazione di Gesù al tempio”, il secondo “La disputa di Gesù con i dottori del tempio”.

Al presbiterio, coperto a volta reale, è stata data una scenografia da deserto biblico nella parete di fondo, che in origine faceva da ambiente vitale alla pittura su tavola di Elis Romagnoli raffigurante San Giovanni che battezza nel fiume Giordano attualmente posizionata in Sagrestia. Sulla volta del presbiterio sono riportati i simboli della primitiva chiesa catacombale: Chirò, colomba con ramo d’ulivo, pesce sormontato da un cesto di pane, palma, pavone. Nell’arcosolio dell’altare all’albero della caduta dei progenitori si contrappone l’albero della croce. Le tavole della legge mosaica si completano nel vangelo di Gesù Cristo che è Via, Verità e Vita. Sopra l’altare appare la figura dell’Agnello sgozzato, ma in piedi, simbolo del Cristo morto e risorto, da cui hanno origine sette ruscelli simbolo dei sacramenti della Chiesa cattolica.

La parrocchia è stata retta dal 1949 al 1959 da Don Iginio Cervellini, dal 1960 al novembre 1992 da Don Giuseppe Crocetti (conosciuto come Don Peppe), dal dicembre 1992 ad ottobre 1993 da Don Alfredo Abbondi e da Don Ferdinando Pieroni dal 5 novembre 1993. Proprio quest’anno Don Ferdinando ha festeggiato 50 anni di sacerdozio di cui quasi 30 nella parrocchia di San Giovanni Battista (è arrivato nel 1994, succeduto a Don Peppe). Dal 2023 Don Ferdinando è affiancato da Don Marco.